Le donne soldato

Ventuno anni fa, nel 1999, le forze armate italiane aprivano le porte per la prima volta alle donne. Ora non fa alcun effetto vedere una soldatessa in divisa dato che è diventata una quotidianità.

Attualmente sono oltre 16.000 le donne impiegate nelle forze armate Italiane che operano in ogni settore e in grado di aspirare ad ogni tipo di carriera senza preclusioni di formazione, di incarichi e di impiego.

Le donne in Italia possono arruolarsi nell’esercito, nella marina, nell’aeronautica e nei carabinieri.

Ci sono vari gradi per l’arruolamento femminile: militari di truppa, sottufficiali e ufficiali, il grado più importante.

Un esempio molto noto di donne soldato al di fuori del nostro paese, è quello delle soldatesse Curde dette anche “anti Isis” che si arruolano volontariamente per combattere contro l’isis.

Rebecca Pellegrinetti (4CITT)

 

L’esperimento carcerario di Standford

1971, si sente solo il  rumore delle sirene della polizia nella città di Palo Alto intenta ad arrestare dei  criminali colpevoli di rapina a mano armata. Trasportati nell’auto della polizia, bendati e ammanettati, furono scortati nel carcere di Standford, subito vestiti con uniformi su cui era stato scritto il proprio numero, una calza in testa per ricreare la rasatura, ed una catena legata alla caviglia. Le guardie invece portavano una divisa color kaki, occhiali da sole per impedire ai prigionieri di essere guardati negli occhi e inoltre  dotati di manganello, manette e fischietto.

Fu un’idea dello psicologo Philip Zimbardo che decise di voler indagare sulla natura umana facendo un esperimento, ma le conseguenze furono drammatiche…

L’obiettivo di Zimbardo era quello di indagare il comportamento delle persone in base al loro gruppo di appartenenza.

Questo esperimento si svolse nell’università di Standford, nel periodo in cui si interrompevano le lezioni. Crearono una prigione finta nel seminterrato e tra i 75 volontari, dopo interviste e test scelsero 24 studenti universitari tra i più sani ed equilibrati. I volontari decisero di aderire in cambio di 15 dollari il giorno. Allestirono delle celle con lettini, una stanza di isolamento e un cortile. I 24 volontari furono divisi in maniera casuale, perché non c’era alcuna diffidenza tra loro. I prigionieri dovevano rimanere 24 ore al giorno in carcere fino alla fine dell’esperimento mentre le guardie si dividevano in turni  e potevano tornare a casa.

Dopo solo 6 giorni i ricercatori, dotati di videocamere e microfoni riscontrarono episodi di violenza  a livello fisico da parte delle guardie ai prigionieri. Dopo solo due giorni i prigionieri cominciarono a protestare, venivamo maltrattati, costretti a intonare canzoncine e a pulire la latrina a mani nude.

Dopo una tentata evasione Zimbardo fu costretto a mettere fine al suo esperimento perché i soggetti  mostrarono segni di dissociazione dalla realtà. I prigionieri mostrarono segni di crollo emotivo, le guardie invece cominciarono a provare piacere ad umiliare e aggredire i prigionieri. Si erano completamente dissociati dalla realtà, non  sapevano più chi fossero: che cosa era successo ai soggetti sani e equilibrati?

Fu chiamato effetto Lucifero.

Le personalità delle persone vengono offuscate quando assumono posizioni autoritarie, quando fanno parte di un gruppo, e l’unica cosa che devono fare è sottostare o far rispettare le regole. Diventano senza una personalità, non riescono più a capire le conseguenze delle proprie azioni, non riescono a provare sensi di colpa. Ogni individuo pensa che le proprie azioni facciano parte di quelle compiute dal gruppo.

L’importanza degli studi di Zimbardo sarebbe stata dimostrata anche dalle vicende riguardanti le torture a cui furono sottoposti i prigionieri iracheni nella prigione di Abu Ghraib dove le umiliazioni subite dai prigionieri risultano molto simili a quelle dell’esperimento.

Francesca Vanni (4CITT)

Il miglio verde, di Stephen King

Il Miglio Verde è un romanzo scritto da Stephen King e pubblicato nel 1996.

Originariamente era costituito da una serie di sei volumi, successivamente è stato pubblicato in un unico volume. La storia è ambientata negli Stati Uniti d’America degli anni trenta e parla di un uomo anziano di 104 anni che racconta le sue esperienze nel braccio della morte come capo delle guardie, e dell’incontro con un detenuto particolare.
Questo libro fa riflettere sia sull’atmosfera nel braccio della morte, sia sul fatto che le persone buone sono spesso destinate a soffrire molto di più di quelle cattive, ma sono quelle che poi lasciano il segno. “Il miglio verde” è pensato sia per un pubblico adulto sia per un pubblico giovane, ma può non può piacere a chi è contro la pena di morte perché potrebbe creare angoscia, mentre invece può piacere a chi cerca una storia molto triste ed emozionante.

È un libro abbastanza lungo visto che è di oltre 500 pagine, ma è scritto in modo molto scorrevole e ci sono una varietà di personaggi in cui le persone possono identificarsi. “Il miglio verde” rientra nel genere dell’urban fantasy: l’urban fantasy è un sottogenere del fantasy, legato agli ambienti urbani contemporanei.

In questo romanzo uno dei protagonisti ha infatti dei poteri soprannaturali come, ad esempio, la possibilità di riportare in vita le persone e guarire dalle malattie.
Dal libro è stato poi tratto il film, nel 1999, con Tom Hanks e Michael Clarke Duncan.

Tiziano Baccili (3CITT)